Come possiamo usare la tecnologia in modo più sostenibile, sapendo che anche ogni clic, ogni video e ogni dispositivo consuma acqua?
Da questa domanda è partito l’incontro online organizzato il 30 ottobre 2025 dagli studenti IFTS di Informatica di Galdus Post Diploma (anno formativo 2025-2026 e una rappresentanza dell’anno formativo 2024-2025), che ha visto la partecipazione di due ospiti internazionali d’eccezione: Carina Lopes collegata da Barcellona, responsabile AWS re/Start per l’Europa meridionale, l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e Israele, e Olaf Veerman, Project Operations Lead & European Growth di Development Seed, in collegamento da Lisbona.
Il tema: la crisi globale dell’acqua dolce
Gli studenti del corso stanno sviluppando tra le altre cose un’app innovativa che mira a calcolare quanta acqua viene sprecata dai nostri comportamenti quotidiani, non solo domestici ma anche digitali.
L’obiettivo è sensibilizzare gli utenti su un aspetto spesso trascurato: la tecnologia stessa “beve” molta acqua, sia nella fase di produzione dei dispositivi (smartphone, computer, server), sia durante il loro utilizzo, per esempio nel raffreddamento dei data center che alimentano i servizi cloud. L’incontro è stato quindi un momento di confronto prezioso tra formazione, innovazione e responsabilità ambientale.
Carina Lopes (AWS): Efficientare i data center è una sfida chiave
Nel suo intervento, Carina Lopes ha illustrato alcune delle strategie messe in campo da AWS per ridurre il consumo idrico nei data center, ottimizzando i sistemi di raffreddamento e privilegiando l’uso di acqua non potabile o riciclata.
Ha spiegato come l’azienda stia investendo in infrastrutture cloud più sostenibili, capaci di restituire alla comunità parte dell’acqua utilizzata attraverso progetti di compensazione e recupero.
Amazon ha assunto impegni pubblici per restituire alle comunità più acqua di quanta ne utilizza nelle operazioni dirette di AWS a livello globale entro il 2030. Nel 2024, AWS ha già raggiunto il 53% di questo obiettivo water positive, registrando un significativo progresso rispetto al 41% del 2023.
Un messaggio chiaro per gli studenti: la tecnologia sostenibile è una scelta di progettazione, e ogni linea di codice o architettura cloud può contribuire a ridurre l’impatto ambientale.
“L’innovazione non è solo digitale, ma anche ecologica. Il cloud è una risorsa che, se ben gestita, può restituire più di quanto consuma.” — Carina Lopes, responsabile AWS re/Start per l’Europa meridionale, l’Africa settentrionale, il Medio Oriente e Israele.
Olaf Veerman (Development Seed): dati satellitari per monitorare la salute delle acque sul pianeta
Da Lisbona Olaf Veerman, Project Operations Lead & European Growth di Development Seed, ha portato il punto di vista del mondo open source e dei dati satellitari. Development Seed lavora infatti con strumenti di osservazione della Terra (Earth Observation) per monitorare la salute delle acque e affrontare le sfide globali legate alla scarsità idrica.
Veerman ha mostrato alcuni progetti di punta:
- Copernicus Marine Service – il programma europeo che fornisce dati e modelli sull’oceano, indispensabili per comprendere gli equilibri idrici del pianeta;
- Destination Earth – un’iniziativa dell’Unione Europea per creare un “gemello digitale” della Terra, in grado di simulare gli effetti dei cambiamenti climatici;
“L’osservazione satellitare ci permette di capire come cambia la disponibilità di acqua nel tempo e nello spazio. La conoscenza è il primo passo verso l’azione.” — Olaf Veerman, Development Seed
Galdus Barcellona: il gemellaggio continua
Alcuni studenti IFTS andranno a Barcellona in viaggio studio il prossimo novembre. Il progetto è pluriennale e unirà il lavoro di diverse classi e di diversi anni formativi.
Ecco i nominativi dei nove pionieri del progetto che per primi si confronteranno di persona a Barcellona con AWS, NTT, Porche Digital, BSC: Artuso Celeste, Barberio Filippo, Bettoni Adelmo, Chiodini Alessandra, Fregene Ramson, Manarini Andrea, Mianulli Margherita, Pireddu Letizia, Vitale Simone.
I ragazzi hanno presentato i primi prototipi della loro app “VERA”, che calcola l’impronta idrica digitale di ogni utente, stimando quanta acqua viene consumata indirettamente attraverso le nostre abitudini tecnologiche: guardare video in streaming, usare il cloud, inviare email o conservare dati online.
L’obiettivo finale è duplice: informare e cambiare i comportamenti. Un passo importante verso una cittadinanza digitale più consapevole e sostenibile.

