Nella notte tra giovedì 4 e venerdì 5 giugno è venuto a mancare Don Giancarlo Cereda, uno dei fondatori di quel sogno educativo che oggi si chiama Galdus.
Solo alcuni giorni fa aveva annunciato alla comunità parrocchiale di San Zeno, dove è stato parroco per 32 anni dal 1994, che a settembre avrebbe concluso il suo ministero per trasferirsi alla Casa di Cura Beato Luigi Talamoni di Lecco.
Chi era Don Giancarlo Cereda
Prima di essere il parroco di San Zeno, Don Giancarlo è stato uno dei protagonisti di una straordinaria esperienza educativa e sociale nata nelle periferie milanesi.
Dopo l’ordinazione sacerdotale nel 1965, ha dedicato gran parte del proprio ministero ai giovani, in particolare a quelli che vivevano situazioni di disagio, emarginazione e fragilità. Dall’esperienza maturata nella parrocchia di San Galdino nacque nel 1981 l’associazione La Strada, una realtà innovativa per quegli anni, capace di offrire accoglienza, accompagnamento e opportunità concrete a ragazzi e famiglie in difficoltà.
Da quella stessa intuizione educativa, fondata sulla fiducia nelle persone e sulla convinzione che ogni giovane meriti una possibilità, sarebbe poi germogliata anche l’esperienza di Galdus.
Per Galdus, Don Giancarlo – o semplicemente “Jecki”, come lo chiamavano amici e collaboratori – non è stato soltanto un sacerdote. È stato un educatore, un visionario, una guida capace di vedere possibilità dove altri vedevano problemi e di costruire percorsi di crescita dove sembravano esserci soltanto ostacoli.
Il suo insegnamento continua a vivere nelle migliaia di giovani, famiglie, educatori e professionisti che in questi decenni hanno incrociato la realtà di Galdus.
Il cordoglio di Galdus
Tutta Galdus si unisce con commozione al dolore dei familiari, degli amici e delle comunità che hanno condiviso con Don Giancarlo il suo lungo servizio pastorale ed educativo.
A lui va il grazie più sincero per la visione, la passione educativa e la profonda umanità che hanno dato origine a Galdus e che ancora oggi ne orientano il cammino.
La sua eredità non è soltanto una storia da ricordare, ma una responsabilità da continuare a vivere ogni giorno: stare accanto ai giovani, credere nelle loro capacità e costruire opportunità di crescita per ciascuno di loro.

